Non occorre essere degli esperti in pedagogia per sapere che i bambini, soprattutto i neonati, traggono notevole beneficio dal costante contatto con i genitori, soprattutto con la madre.

Quest'ultima e il bebè, infatti, i primi tempi sono quasi un tutt'uno, esogestazione, e non a caso spesso il pianto disperato del piccolo si placa soltanto quando è in braccio alla mamma. Tuttavia tenere costantemente in braccio il neonato non solo è stancante, ma non consente neanche alle donne di riprendere lentamente in mano le proprie vite, riappropriandosi delle piccole attività quotidiane che servono a staccare da tutto e a mantenere ben saldo il proprio benessere psico-fisico.

Ma come fare ciò senza trascurare il bambino?

Un'alternativa interessante è rappresentata dalle fasce porta bebè, una delle soluzioni offerte dal baby-wearing (letteralmente, indossare i bambini, quindi portare i bebè), sia che si resti in casa, sia che si esca per un giro in centro o un aperitivo con le amiche. La scelta di utilizzare le fasce porta bebè sta prendendo piede in Italia solo negli ultimi anni, a fatica, mentre all'estero queste fasce si usano da decenni e sono ormai una pratica consolidata, dal momento che offrono notevoli vantaggi e benefici che si ripercuotono non solo sul bebè, ma anche sui genitori.

I benefici del Babywearing praticato dai primi giorni di vita del neonato.

Tanto per cominciare, una delle motivazioni principali che spinge sempre più mamme e papà a utilizzare le fasce porta bebè è che sono comode. Ci si può infatti muovere molto più liberamente che con il passeggino, e si possono fare molte più cose. Quando si è in giro, poi, non ci si deve neanche preoccupare di eventuali ostacoli come gradini, scale o marciapiedi.
Ma a questa considerazione di carattere prettamente pratico se ne aggiunge anche un'altra molti più importante poiché di carattere pedagogico: diversi studi internazionali, infatti, hanno dimostrato che utilizzare le fasce per bebè aiuta lo sviluppo del bambino. Quando è vicino alla mamma, stretto al suo petto, il neonato segue il ritmo del suo battito cardiaco e del suo respiro, oltre che i suoi movimenti. Ciò lo aiuta nel regolamento delle risposte fisiche agli stimoli ambientali e fa in modo che il sistema vestibolare, quello che sottende all'equilibrio, si eserciti più precocemente rispetto a quanto avviene normalmente nei bambini. Alcuni scienziati si sono spinti oltre definendo le fasce porta neonati come una sorta di uteri "di transizione" che rendono meno traumatico l'impatto del piccolo con il mondo, aiutandolo a calibrare al meglio sia le funzioni vitali che i movimenti.
È proprio per questo motivo che non è raro notare come i bambini abituati a essere portati nelle fasce porta bebè piangano molto meno rispetto a quelli che trascorrono molte ore nel passeggino. I neonati si sentono più protetti e avvertono chiaramente un senso di sicurezza che li rende meno timorosi quando infine si avventurano alla scoperta del mondo; sanno bene che possono gattonare in tutta tranquillità, perché ad attenderli c'è pur sempre il porto sicuro rappresentato dall'abbraccio avvolgente delle fasce che li rendono di nuovo un tutt'uno con la mamma (o con il papà, dal momento che sono sempre di più gli uomini che adottano questo pratico sistema di trasporto che consente loro non solo di occuparsi dei piccoli in piena sicurezza, ma anche di sviluppare con loro un legame intimo che spesso si crede erroneamente riservato solo alle mamme).
I neonati trasportati nelle fasce sono molto più felici, ed è possibile riscontrarlo confrontandoli con gli altri: fanno molti meno capricci, piangono appena pochi minuti al giorno e dormono molto più volentieri.
Questa non è una novità per le culture più tradizionali, che da sempre sono abituate a utilizzare le fasce per neonati con risultati a dir poco strabilianti.